Descrizione
Concept
Neraria-Herbarium di Fatma Ibrahimi è una serie di opere in divenire, costituita da disegni di piante immaginarie (attualmente circa 150 piante) di dimensioni costanti, accumulatisi nel corso di diversi anni. I vegetali che ne fanno parte sono frutto di disegni su carta che, in seguito, sono stati postprodotti in digitale.
Le prime piante dell’erbario sono nate durante la pandemia, in corrispondenza della nascita della figlia dell’artista. I primi fiori dell’erbario nascono dall’esigenza di dare forma a un’esperienza emotiva complessa legata al post partum. Ogni pianta suggerisce organi femminili e/o maschili, oggetti quotidiani, batteri, virus o atomi; questo innesto di elementi improbabili genera nuove forme autogene. Sono piante nate all’interno del nostro mondo tecnologizzato, in cui la natura si ibrida con l’artefatto umano. Queste creazioni sono diventate come una sorta di diario quotidiano, una pratica giornaliera che ha portato l’artista a focalizzare l’attenzione su dettagli inaspettati, memorie, esperienze personali e stati d’animo. Questo lungo repertorio di vegetali inesistenti, ibridi, multiformi attraverso la loro duplice natura trasforma il tragico in ludico, il mortifero in vitale, il metallico in organico, ecc.
Questo erbario è stato uno strumento necessario per riflettere sul corpo e sull’identità, accompagnando la rinascita di Fatma Ibrahimi come donna e madre. I disegni, di una meticolosità quasi scientifica, richiamano piante associate al corpo umano ridisegnandone le forme e stravolgendole attraverso nuove strutture emozionali. Il corpo si manifesta simbolicamente nella simmetria di molti vegetali, in una costante evocazione della vita naturale organizzata in composizioni multiformi. Alcune morfologie vegetali richiamano soprattutto la dimensione femminile, nelle sue molteplici ibridazioni. Si tratta di un’indagine introspettiva ed emotiva che cerca di districarsi tra la natura e l’artificio, tra il simbolico e la narrazione. Semi, radici, fiori, erbe, atomi, organi riproduttivi evocano l’imprevedibilità della natura e il timore del suo stravolgimento e della sua deturpazione per mano umana.




